“Comunicare” deriva dal latino COMMUNIS. Ovvero, da CUM, che significa “con, insieme” + MUNUS, che significa “dono, incarico, dovere”.
La sua etimologia, quindi, ci dice che “comunicare” è molto di più di un semplice atto quotidiano. Innanzitutto, “cum” implica che – affinché la comunicazione avvenga – ci siano due soggetti differenti in un “campo comune” in cui si è liberi di scambiare parole, gesti, silenzi, reciprocamente.
Questo scambio reciproco – come suggerisce “munus” – deve avere un’estrema cura. Perché, appunto, la comunicazione è un “dono” che noi facciamo all’altro e tutte le parole che scegliamo di pronunciare, quindi, non cadono nel vuoto, ma raggiungono l’altro. E nel momento in cui raggiungono l’altro, costruiamo relazioni.

Soltanto con le parole avviene questa magia: le parole non mutano – non devono mutare – anzi, abbiamo il dovere di proteggerle dal loro senso più profondo, dalla loro etimologia. Bensì, sono loro a mutarci.
Le parole, tutte, ci modellano quotidianamente. Influiscono sui nostri pensieri, ci stupiscono, ci fanno commuovere. Ci sollevano su quando sono di conforto, ci feriscono quando sono distruttive. Ci influenzano quando sono forti.
Ecco perché è importante averne cura. Ecco perché sono “dono”.
Questa sorprendente etimologia, dunque, ci tiene svegli sul nostro dovere di comunicatori. Se si vuole comunicare davvero – “nel vero senso della parola” – non dobbiamo sottovalutare le parole che scegliamo di pronunciare. A prescindere dal contesto, devono essere pensate, ragionate, pesate, equilibrate.
In altre parole, comunicare significa condividere un “valore utile” con l’altro. Un valore che – grazie allo scambio reciproco – ci viene restituito arricchito di volta in volta, e così via.
Comunicare è un atto di grande responsabilità in tutti gli ambiti e i contesti sociali. Lo è anche e soprattutto per le aziende. L’azienda che sceglie di comunicare qualcosa deve innanzitutto individuare il valore di ciò che vuole comunicare.
Successivamente, deve metterlo al centro – nel campo comune in cui gli interlocutori si interfacciano – e condividerlo senza dimenticare che, dall’altro lato, ci sono altre persone pronte a ricevere e a ricambiare quel dono.
Le aziende troppo prese dal loro ego, che come obiettivo hanno soltanto quello della vendita di un prodotto o di un servizio, dimenticano di comunicare con gli acquirenti.
Al contrario, le aziende troppo concentrate sugli acquirenti dimenticano, in egual modo, di comunicare i propri valori e obiettivi.
Nel mondo della comunicazione, dunque, la palla deve partire sempre dal centro e oscillare costantemente fra i due campi, senza invadere, senza pretendere. Chi comunica davvero, chi comunica bene, saprà di dover offrire un dono in un terreno comune in grado di mettere al centro i bisogni di tutti.

Le parole sono importanti, perciò non vanno sprecate. Se non si ha nessun valore utile da condividere, meglio tacere. Il silenzio, a volte, è una delle migliori strategie di comunicazione.
Un errore comune tra le aziende, è quello di voler dire la propria su ogni argomento. Basti pensare al “Real Time Marketing”, ovvero: fare marketing in tempo reale. In altre parole, sfruttare gli eventi popolari del momento o gli argomenti di tendenza sui social media, per creare post “acchiappalike”.
Molte aziende, per migliorare la propria posizione sul mercato, sfruttano soprattutto le tematiche sociali più delicate. Ma perché dare in pasto ai social le parole dette male o con leggerezza? Se non si ha un vero contributo da dare, un “dono” da condividere che rispecchi i propri valori, perché non rimanere in silenzio?
Prima di scegliere cosa dire, dovremmo chiederci se le nostre parole sono migliori del nostro silenzio.
Quando dimentichiamo che la comunicazione è dono, che la comunicazione è scegliere le parole con cura, che la comunicazione è capire quando è meglio tacere, allora non stiamo comunicando. Stiamo blaterando.
Siamo arrivati al paragrafo finale dell’articolo che – come ogni buon copywriter sa – deve essere dedicato alla CTA (Call To Action). Ovvero, il momento in cui, attraverso una breve frase decisiva, si invitano i lettori a compiere un gesto.
Io voglio chiedervi soltanto di comunicare bene, di ricordarvi che la comunicazione è un “dono” in grado di costruire relazioni. Una CTA che renderà il mondo un posto migliore.